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Come un vescovo vorrebbe i giovani della sua Diocesi
I giovani, membra vive nella Chiesa
Mons. Ignazio Zambito - Gibilmanna, 3 luglio 2010
0. Per il tema
assegnatomi, tengo presenti:
a) la proposta
urgente presentata da Gesù di realizzarsi 'che giova, infatti, all'uomo
guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? (Mc 8,36).(S.
Francesco Saverio che da questa proposta è stato cambiato) In funzione di
questa proposta occorrono l'impegno a:
> guardare dentro di sé: Un uomo aveva due figli; rivolto si
al primo disse: figlio, va' oggi a lavorare nella vigna. Rispose: Sì, signore;
ma non andò. Lo stesso disse al secondo, che rispose: non ho voglia; ma poi,
pentitosi, andò. Dei due chi ha compiuto la volontà del padre?". Dicono:
"L'ultimo". E Gesù: "In verità vi dico: pubblicani e prostitute
vi passano avanti nel regno di Dio (Mt21,28-31);
> “guardare fuori di sé” : ”e notò i lavori pesanti”'. (Esodo
2,11 )
>”essere puri”
> “essere umili” : Signore, non s'inorgoglisce il mio cuore
le non si leva con superbia il mio sguardo; Io non vado in cerca di cose
grandi, superiori alle mie forze. “Io sono tranquillo e sereno come bimbo
svezzato in braccio a sua madre; come un bimbo svezzato è l'anima mia.”
“Speri Israele nel Signore,ora e sempre” (Salmo delle
ascensioni, 131);
> essere solidali:la persona è relazione :
C'è più gioia a dare che a ricevere.
Morì per i nostri peccati e risuscitò per la nostra salvezza.
1 Cor 10,15-18 :
“Parlo come a persone intelligenti; giudicate voi stessi quello
che dico: il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse
comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse
comunione con il corpo di Cristo? Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo
molti, siamo un corpo solo: tutti, infatti, partecipiamo dell'unico pane.
Guardate Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali
non sono forse in comunione con l'altare?
Rm 16
Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di
Cenere: ricevetela nel Signore, come si conviene ai credenti, e assistetela in
qualunque cosa abbia bisogno; anch'essa infatti ha protetto molti, e anche me
stesso. Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù; per
salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa, e ad essi non io soltanto
sono grato, ma tutte le Chiese dei Gentili; salutate anche la comunità che si
riunisce nella loro casa. Salutate il mio caro Epèneto, primizia dell'Asia per
Cristo. Salutate Maria, che ha faticato molto per voi. Salutate Andronìco e
Giunia, miei parenti e compagni di prigionia; sono degli apostoli insigni che
erano in Cristo già prima di me. Salutate Ampliato, mio diletto nel Signore.
Salutate Urbano, nostro collaboratore in Cristo, e il mio caro Stachi.
Salutate Apelle che ha dato buona prova in Cristo. Salutate i familiari di
Aristòbulo. Salutate Erodione, mio parente. Salutate quelli della casa di Narcìso
che sono nel Signore. Salutate Trifèna e Trifòsa che hanno lavorato per il
Signore.
Salutate la carissima Pèrside che ha lavorato per il Signore. Salutate
Rufo, questo eletto nel Signore, e la madre sua che è anche mia. Salutate
Asìncrito, Flegonte, Erme, Pàtroba, Erma e i fratelli che sono con loro.
Salutate Filòlogo e Giulia, Nèreo e sua sorella e 0limpas e tutti i credenti
che sono con loro. Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo. Vi salutano
tutte le chiese di Cristo. Mi raccomando poi, fratelli, di ben guardarvi da
coloro che provocano divisioni e ostacoli contro la dottrina che avete appreso:
tenetevi lontani da loro. Costoro, infatti, non servono Cristo nostro Signore,
ma il proprio ventre e con un parlare solenne e lusinghiero ingannano il cuore
dei semplici.La fama della vostra obbedienza è giunta dovunque; mentre quindi
mi rallegro di voi, voglio che siate saggi nel bene e immuni dal male. Il Dio
della pace stritolerà ben presto satana sotto i vostri piedi. La grazia del
Signor nostro Gesù Cristo sia con voi. Vi saluta Timòteo mio collaboratore, e
con lui Lucio, Giasone, Sosìpatro, miei parenti. Vi saluto nel Signore anch'io,
Terzo, che ho scritto la lettera. Vi saluta Gaio, che ospita me e tutta la
comunità. Vi salutano Erasto, tesoriere della città, e il fratello Quarto. A
colui che ha il potere di confermarvi secondo il vangelo che io annunzio e il
messaggio di Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero taciuto per secoli
eterni, ma rivelato ora e annunziato mediante le scritture profetiche, per
ordine dell'eterno Dio, a tutte le genti perché obbediscano alla fede, a Dio
che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli dei secoli.
Amen
b) Un detto della
tradizione ascetica cristiana: Breve iter per exempla, longum autem per
sermonem.
Articolo, per questo, il mio dire prendendo esempio dalle vite
di Mosè e di Paolo.
l.Consapevolezza.
a) Mosè.
Es 2,1-2
“Un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una
figlia di Levi. La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello
e lo tenne nascosto per tre mesi” .
b) Paolo.
2 Cor 11,19-13
“ Mi vanterò anch'io. Infatti, voi, che pur siete saggi,
sopportate facilmente gli stolti. In realtà sopportate chi vi riduce in
servitù, vi divora, vi sfrutta, è arrogante, vi colpisce in faccia. Lo dico
con vergogna; come siamo stati deboli! Però in quello in cui qualcuno osa
vantarsi, lo dico da stolto, oso vantarmi anch'io. Sono Ebrei? Anch'io! Sono
Israeliti? Anch'io! Sono stirpe d'Abramo? Anch'io! Sono ministri di Cristo? Sto
per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche e nelle
prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte.
Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato
battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto
naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli,
pericoli di fiumi, di briganti, dai miei connazionali, dai pagani, nella città,
nel deserto, sul mare, da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie
senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. Oltre a tutto
questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è
debole, che anch'io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema? Se è
necessario vantarsi, mi vanterò di quanto si riferisce alla mia debolezza. Dio
sa che non mentisco.”
2 Cor12,1-6
“Bisogna vantarsi? Ma ciò non conviene! Tuttavia verrò alle
visioni e alle rivelazioni del Signore. Conosco un uomo in Cristo che, 14 anni
fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fmo al
terzo cielo. E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo
sa Dio -fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad
alcuno pronunziare. Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò
fuorché delle mie debolezze. Se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché
direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di
quello che vede o sente da me.
Tutto andò bene finché non sorse un re che non aveva conosciuto
Giuseppe e fino all'incontro con Gesù di Nazaret sulla via di Damasco. Una
storia lunga e composita confluisce su di loro e, ora, devono scegliere.
Attenti alla falsa modestia. Quella autentica non nega ma
attribuisce al Datore e pone al servizio.
2. Andò dai fratelli e li guardò.
a) Mosè.
Es 2,11.
“Un giorno Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi fratelli e
notò i lavori pesanti da cui erano oppressi”.
b) Paolo.
At 18,1-11
“Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Vi trovò un Giudeo
chiamato Aquila, del Ponto, arrivato dall'Italia con la moglie Priscilla, in
seguito all'ordine di Claudio che allontanava da Roma i Giudei. Paolo si recò
da loro e poiché erano dello stesso mestiere di fabbricatori di tende, si
stabilì nella loro casa e lavorava. Ogni sabato discuteva nella sinagoga e
cercava di persuadere Giudei e Greci. Quando giunsero dalla Macedonia Sila e
Timòteo, Paolo si dedicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei
che Gesù era il Cristo. Ma poiché essi gli si opponevano e bestemmiavano,
scuotendosi le vesti, disse: "Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io
sono innocente; da ora in poi io andrò dai pagani". E andatosene di là,
entrò nella casa di un tale Tizio Giusto, che onorava Dio, la cui abitazione
era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore
con la sua famiglia; anche molti Corinzi, udendo Paolo, credevano e si facevano
battezzare. Una notte in visione il Signore disse a Paolo: "Non aver
paura, ma continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno
cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa
città". Così Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola
di Dio.”
Non è scelta facile, ovvia. Sarò adatto? Farfuglio. Hanno solo
sentito che ho perseguitato la chiesa. Sceglieranno per la via inedita, da
conquistare e verificare continuamente della libertà. Essa è dono tanto
prezioso quanto fragile. Prezioso: senza
di esso e senza la crescita in esso non c'è né l'uomo né la crescita in umanità.
Senza capacità di guardare fuori di sé, non c'è maturità umana e
cristiana.
3. Per una storia di libertà.
a) Mosè.
Dt 8,3
“Per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che
l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore”.
b) Paolo.
Gal 5,13
“Voi, infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché
questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma
mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri”.
Rom 3, 20-24
“In virtù delle opere della legge nessuno sarà giustificato
davanti a lui, perché per mezzo della legge si ha solo la conoscenza del
peccato. Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la
giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per
mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è
distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono
giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione
realizzata da Cristo Gesù”. .
La terra promessa della libertà, della giustificazione (le sette
parole dell'antropologia cristiana: xaris, (Dio si dona); pistis (l'uomo si
apre a Dio), pneuma, dikaiosune (Dio amore che salva), sarc (il campo della
miseria umana), amartia (freccia che manca il bersaglio), nomos (la libertà
che s'illude di liberarsi) è lontana e i destinatari, più che sentire l'aria
pulita ed esaltante, esperimentano la nostalgia boia delle cipolle, dei porri
mangiati nella schiavitù.
4. Cancella pure me
a) Mosè
Es 32,31-32
“Mosè ritornò dal Signore e disse: "Questo popolo ha
commesso un gran peccato: si sono fatto un dio d'oro. Ma ora, se tu perdonassi
il loro peccato ... E se no, cancellami dal tuo libro che hai
scritto!".
b) Paolo
Rm 9, 1-5
“Dico la verità in Cristo, non mentisco, e la mia coscienza me
ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un gran dolore e una
sofferenza continua. Vorrei, infatti, essere io stesso anàtema, separato da
Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne”
Per amore di gente debole e inaffidabile Mosè e Paolo sono
disposti a perdere ogni privilegio dinanzi a Dio e, dinanzi a lui, arrivano al
ricatto. Veramente è illogico o ... il massimo della razionalità.
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