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Relazione del Vescovo di Patti PDF Stampa E-mail
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mercoledì 28 luglio 2010

Come un vescovo vorrebbe i giovani della sua Diocesi

I giovani, membra vive nella Chiesa

Mons. Ignazio Zambito - Gibilmanna, 3 luglio 2010

0. Per il tema assegnatomi, tengo presenti:

 

a) la proposta urgente presentata da Gesù di realizzarsi 'che giova, infatti, all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? (Mc 8,36).(S. Francesco Saverio che da questa proposta è stato cambiato) In funzione di questa proposta occorrono l'impegno a:

> guardare dentro di sé: Un uomo aveva due figli; rivolto si al primo disse: figlio, va' oggi a lavorare nella vigna. Rispose: Sì, signore; ma non andò. Lo stesso disse al secondo, che rispose: non ho voglia; ma poi, pentitosi, andò. Dei due chi ha compiu­to la volontà del padre?". Dicono: "L'ultimo". E Gesù: "In verità vi dico: pubblicani e prostitute vi passano avanti nel regno di Dio (Mt21,28-31);

> “guardare fuori di sé” : ”e notò i lavori pesanti”'. (Esodo 2,11 )

>”essere puri”

> “essere umili” : Signore, non s'inorgoglisce il mio cuore le non si leva con superbia il mio sguardo; Io non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. “Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre; come un bimbo svezzato è l'anima mia.”

“Speri Israele nel Signore,ora e sempre” (Salmo delle ascensioni, 131);

> essere solidali:la persona è relazione  :

C'è più gioia a dare che a ricevere.

Morì per i nostri peccati e risuscitò per la nostra salvezza.

1 Cor 10,15-18 :

“Parlo come a persone intelligenti; giudicate voi stessi quello che dico: il calice del­la benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cri­sto? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti, infatti, partecipiamo dell'unico pane. Guardate Israele secondo la carne: quelli che man­giano le vittime sacrificali non sono forse in comunione con l'altare?

 

Rm  16

Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cenere: ricevetela nel Signore, come si conviene ai credenti, e assistetela in qualunque cosa abbia bisogno; anch'essa infatti ha protetto molti, e anche me stesso. Salutate Prisca e Aquila, miei colla­boratori in Cristo Gesù; per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa, e ad essi non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese dei Gentili; salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa. Salutate il mio caro Epèneto, primizia dell'Asia per Cristo. Salutate Maria, che ha faticato molto per voi. Salutate Andronìco e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia; sono degli apostoli insigni che erano in Cristo già prima di me. Salutate Ampliato, mio diletto nel Signore. Salutate Urbano, nostro collaboratore in Cri­sto, e il mio caro Stachi. Salutate Apelle che ha dato buona prova in Cristo. Salutate i familiari di Aristòbulo. Salutate Erodione, mio parente. Salutate quelli della casa di Nar­cìso che sono nel Signore. Salutate Trifèna e Trifòsa che hanno lavorato per il Signore.

Salutate la carissima Pèrside che ha lavorato per il Signore. Salutate Rufo, questo eletto nel Signore, e la madre sua che è anche mia. Salutate Asìncrito, Flegonte, Erme, Pàtroba, Erma e i fratelli che sono con loro. Salutate Filòlogo e Giulia, Nèreo e sua sorella e 0­limpas e tutti i credenti che sono con loro. Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo. Vi salutano tutte le chiese di Cristo. Mi raccomando poi, fratelli, di ben guardarvi da coloro che provocano divisioni e ostacoli contro la dottrina che avete appreso: tenetevi lontani da loro. Costoro, infatti, non servono Cristo nostro Signore, ma il proprio ventre e con un parlare solenne e lusinghiero ingannano il cuore dei semplici.La fama della vostra obbe­dienza è giunta dovunque; mentre quindi mi rallegro di voi, voglio che siate saggi nel bene e immuni dal male. Il Dio della pace stritolerà ben presto satana sotto i vostri piedi. La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia con voi. Vi saluta Timòteo mio collaboratore, e con lui Lucio, Giasone, Sosìpatro, miei parenti. Vi saluto nel Signore anch'io, Terzo, che ho scritto la lettera. Vi saluta Gaio, che ospita me e tutta la comunità. Vi salutano Erasto, tesoriere della città, e il fratello Quarto. A colui che ha il potere di confermarvi secondo il vangelo che io annunzio e il messaggio di Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero taciuto per secoli eterni, ma rivelato ora e annunziato mediante le scritture profetiche, per ordine dell'eterno Dio, a tutte le genti perché obbediscano alla fede, a Dio che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli dei secoli. Amen

 

b) Un detto della tradizione ascetica cristiana: Breve iter per exempla, longum autem per sermonem.

Articolo, per questo, il mio dire prendendo esempio dalle vite di Mosè e di Paolo.

 

l.Consapevolezza.

 

a) Mosè.

Es 2,1-2

“Un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una figlia di Levi. La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi” .

 

b) Paolo.

2 Cor 11,19-13

“ Mi vanterò anch'io. Infatti, voi, che pur siete saggi, sopportate facilmente gli stolti. In realtà sopportate chi vi riduce in servitù, vi divora, vi sfrutta, è arrogan­te, vi colpisce in faccia. Lo dico con vergogna; come siamo stati deboli! Però in quello in cui qualcuno osa vantarsi, lo dico da stolto, oso vantarmi anch'io. Sono Ebrei? Anch'io! Sono Israeliti? Anch'io! Sono stirpe d'Abramo? Anch'io! Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche e nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in peri­colo di morte. Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innume­revoli, pericoli di fiumi, di briganti, dai miei connazionali, dai pagani, nella città, nel deserto, sul mare, da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza nu­mero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. Oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che an­ch'io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema? Se è necessario vantarsi, mi vanterò di quanto si riferisce alla mia debolezza. Dio sa che non menti­sco.”

 

2 Cor12,1-6

“Bisogna vantarsi? Ma ciò non conviene! Tuttavia verrò alle visioni e alle rive­lazioni del Signore. Conosco un uomo in Cristo che, 14 anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fmo al terzo cielo. E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio -fu rapi­to in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò fuorché delle mie debolez­ze. Se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me.

 

Tutto andò bene finché non sorse un re che non aveva conosciuto Giu­seppe e fino all'incontro con Gesù di Nazaret sulla via di Damasco. Una storia lunga e composita confluisce su di loro e, ora, devono scegliere.

Attenti alla falsa modestia. Quella autentica non nega ma attribuisce al Datore e pone al servizio.

 

2. Andò dai fratelli e li guardò.

 

a) Mosè.

Es 2,11.

“Un giorno Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi fratelli e notò i lavori pesanti da cui erano oppressi”. 

 

b) Paolo.

At 18,1-11

“Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Vi trovò un Giudeo chiamato Aquila, del Ponto, arrivato dall'Italia con la moglie Priscilla, in seguito all'ordine di Claudio che allontanava da Roma i Giudei. Paolo si recò da loro e poiché erano dello stesso mestiere di fabbricatori di tende, si stabilì nella loro casa e lavorava. Ogni sabato discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci. Quando giunsero dalla Macedonia Sila e Timòteo, Paolo si dedicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo. Ma poiché essi gli si oppo­nevano e bestemmiavano, scuotendosi le vesti, disse: "Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente; da ora in poi io andrò dai pagani". E andatosene di là, entrò nella casa di un tale Tizio Giusto, che onorava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore con la sua famiglia; anche molti Corinzi, udendo Paolo, credevano e si facevano bat­tezzare. Una notte in visione il Signore disse a Paolo: "Non aver paura, ma conti­nua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città". Così Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola di Dio.”

 

Non è scelta facile, ovvia. Sarò adatto? Farfuglio. Hanno solo sentito che ho per­seguitato la chiesa. Sceglieranno per la via inedita, da conquistare e verificare continuamente della libertà. Essa è dono tanto prezioso quanto fragile. Prezioso:  senza di esso e senza la crescita in esso non c'è né l'uomo né la crescita in uma­nità.

Senza capacità di guardare fuori di sé, non c'è maturità umana e cristiana.

 

3. Per una storia di libertà.

 

a) Mosè.

Dt 8,3

“Per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore”. 

 

b) Paolo.

Gal 5,13

“Voi, infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non di­venga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a ser­vizio gli uni degli altri”.

 

 Rom 3, 20-24

“In virtù delle opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui, perché per mezzo della legge si ha solo la conoscenza del peccato. Ora invece, indipen­dentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù”. .

La terra promessa della libertà, della giustificazione (le sette parole dell'­antropologia cristiana: xaris, (Dio si dona); pistis (l'uomo si apre a Dio), pneu­ma, dikaiosune (Dio amore che salva), sarc (il campo della miseria umana), a­martia (freccia che manca il bersaglio), nomos (la libertà che s'illude di liberar­si) è lontana e i destinatari, più che sentire l'aria pulita ed esaltante, esperimenta­no la nostalgia boia delle cipolle, dei porri mangiati nella schiavitù.

 

4. Cancella pure me

 

a) Mosè

Es 32,31-32

“Mosè ritornò dal Signore e disse: "Questo popolo ha commesso un gran peccato: si sono fatto un dio d'oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato ... E se no, can­cellami dal tuo libro che hai scritto!". 

 

b) Paolo

Rm 9, 1-5

“Dico la verità in Cristo, non mentisco, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un gran dolore e una sofferenza continua. Vor­rei, infatti, essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fra­telli, miei consanguinei secondo la carne”

 

Per amore di gente debole e inaffidabile Mosè e Paolo sono disposti a perdere ogni privilegio dinanzi a Dio e, dinanzi a lui, arrivano al ricatto. Veramente è illogico o ... il massimo della razionalità.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 29 luglio 2010 )
 
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